Biennale 2015 Milano alla Casa Museo Spazio Tadini – di Melina Scalise

DI  · SETTEMBRE 16, 2015

Biennale Milano 2015

Biennale Milano 2015

Biennale 2015 Milano alla Casa Museo Spazio Tadini – di Melina Scalise.

 Biennale: ogni due anni. Ma non è solo una questione temporale. Biennale è un’istituzione, ormai anche un marchio

declinabile. Legittima la periodicità con cui si offre uno sguardo sulcontemporaneo attraverso il linguaggio dell’arte nelle

sue numerose sfaccettature e possibilità espressive. A Milano mancava la

Biennale d’arte ed eccola a Spazio Tadini. Grazie all’idea e all’organizzazione di Salvo Nugnes, in una casa museo dei nostri tempi,

un po’ casa, un po’ museo.

Vittorio Sgarbi

Vittorio Sgarbi, inaugurazione Biennale Milano alla Casa Museo Spazio Tadini di via Jommelli 24

Dunque poniamolo questo sguardo su questo spaccato di contemporaneità, che secondo la visione che Vittorio Sgarbi

ha proposto durante la serata inaugurale comprende il tutto. Posizione che condivido tanto quanto il pubblico che si è

accalcato nell’intero Spazio Tadini. Il salone centrale della casa museo arricchito nella sua maestosità dalla luce dall’alto,

non è stato abbastanza grande per contenere tutti gli applausi. Molte persone sono rimaste fuori, in strada, con la necessità

d’intervento di body guards come si conviene con le star. Ma niente cinema o musica: questa volta è di scena l’arte contemporanea.
Contemporaneo fa rima con simultaneo, una compresenza di tante storie, linguaggi e culture in un unico luogo. Mai come

in questa epoca storica godiamo della capacità di ubiquità: siamo qui e altrove, con l’amico della porta accanto e con

quello acquisito su Facebook, e di simultaneità: siamo italiani, ma anche europei, siamo cosmopoliti, ma anche local.

L’appartenenza all’interno di un gruppo è meno prioritaria del riconoscimento di se stessi, della propria individualità.

Si parte dal chi sono e cosa esploro e così costruisco la mia comunità.

Biennale Milano

Alberoni in conferenza a Spazio Tadini tra gli eventi della prima Biennale Milano – foto Francesco Tadini

Nell’arte questo si traduce in un insieme di artisti che sceglie maestri a cui ispirarsi individualmente e da cui imparare,

più che correnti in cui riconoscersi o da creare. (Così c’è chi è più Caravaggio e chi è più Pollock. E’ lo specchio dei tempi.

E’ il risultato del crollo di tutti i vecchi sistemi di riferimento, così come sono diventate obsolete molte correnti politiche e teorie

economiche in questi anni liquidi e complessi. Ma è anche l’adattamento a una nuova dimensione di relazione e fruizione

dello spazio: il virtuale web. Questo nuovo scenario ha cambiato il sistema di gestione dell’arte: passano in secondo piano

le gallerie che sempre meno riescono a presentare e a rappresentare gli artisti e acquistano un ruolo nuovo i critici che

li raccontano on line, nei siti e nei social. Così oggi l’artista deve sempre più costruirsi come personaggio e comunicatore

secondo un principio di auto imprenditorialità che richiede stima e fiducia in se stessi, quanto basta per sapersi proporre e

per non temere vetrine e visibilità coerentemente a una società che detta mode e stili di vita in passerella e ormai fa politica

cinguettando nei media.

Elena Gollini

Elena Gollini curatrice e giornalista d’arte –autrice testi critici per la prima Biennale Milano a Spazio Tadini – foto Francesco Tadini

Se questo è lo scenario complessivo per fortuna rimangono alcune nicchie, dove va in scena il mix tra reale e virtuale,

come una casa dove le opere d’arte, con grande gioia degli artisti, si possono guardare, toccare, annusare e gustare nella

loro fisicità, ma diventano anche protagoniste di viaggi virtuali tra web e social, disponibili a tutti quelli che vorranno goderne

dovunque e nel momento che sceglieranno.
E allora che mostra sia e che il nostro racconto di Biennale Milano inizi anche on line.
Nelle sale, di stanza in stanza, si passa da un materico astratto a un olio figurativo, da un ologramma a una scultura classica

di marmo bianco, da una fotografia a un’installazione. Nulla è fuori luogo, tutto è nel luogo, nella sua pertinenza. Tra l’una e

l’altra opera il racconto di ognuno è fatto di segni, pennellate, materiali, forme e suoni diversi, con un aspetto

dominante: la figurazione. Un ritorno alla forma che allontana questo contemporaneo dal bisogno di rottura

degli schemi o dei modelli di cui si è caratterizzato il Novecento con l’informale e l’arte concettuale, per esempio.

L’occhio dell’artista passa dal mondo esterno a quello interiore per andare otre ancora cercando la forma con

la sua rassicurante riconoscibilità. Si torna a raffigurare. Si reinveste sull’oggetto così come un bambino nella

confusione cerca con lo sguardo le coordinate del volto materno per poi ripartire nell’esplorazione dell’ignoto

forte di una assenza solo percettiva. Le opere raccontano di una società che sente il bisogno di certezze,

tuttavia non teme le differenze, le evidenzia, le esplora al pari di un ricercatore che di fronte al nuovo e

al diverso studia, riconosce e riposiziona, consapevole anche delle potenzialità offerte dai nuovi strumenti

tecnologici e dalla loro evoluzione. Tutti osano e l’arte rimane una delle più importanti forme di espressione

individuale e anche per questo sono aumentati esponenzialmente gli artisti o aspiranti tali.

Biennale Milano - inaugurazione della grande mostra alla Casa Museo Spazio Tadini

Biennale Milano


Le opere esposte alla Biennale Milano parlano di storie diverse, dal tema sociale alla raffigurazione

classica, finanche a quella sacra, dal mondo onirico all’iper-realismo. Si va dalla denuncia del disagio

sociale, al piacere puramente estetico, dal ritratto al paesaggio. C’è il tutto e il racconto di tutto.

Salvo Nugnes

Salvo Nugnes – direzione organizzativa della BIENNALE MILANO presentata da Vittorio Sgarbi

Tra donne e uomini non c’è differenza: non troviamo disparità significative di genere nelle poetiche e il curatore

propone nella mostra un ugual numero di artiste e artisti. Un pari che non ha bisogno di quote e di garanti, perché

nasce solo da scelte di opportunità e talenti. Ed eccole le opportunità, davanti a un pubblico vario, ormai sempre

più di diverse nazionalità ed etnie, che sceglie di guardare il bello di cui ama circondarsi, libero anche di non (scegliere o)

comperare, ma semplicemente di ammirare. Così come ci ha abituati il web che offre una vetrina sul mondo fuori e

al di là degli spazi dedicati: si guarda dal monitor o dal telefonino come affacciati da un balcone a guardare con

sguardo ampio e lungo, mantenendo la giusta e riparata distanza da quello che osserviamo senza necessariamente

cadere nella logica del possesso e del consumo, ma solo per il piacere di lasciarsi andare alle emozioni e ai sensi

di cui il tatto non è più principe. Si prova una nuova forma di piacere che sta nella condivisione del luogo, del momento,

del like suggellato in un’immagine, una fotografia. E così è successo che Spazio Tadini e Biennale Milano sono state

catapultate sui social con una tempesta di pixel.


Il set ha raggiunto il picco d’interesse quando, durante la serata inaugurale di Biennale Milano, è arrivato

Vittorio Sgarbi che si è offerto con generosità e cordialità ai tanti selfie richiesti. Poco importava se la foto

fosse mossa, lo stile impreciso o il protagonista distratto. L’importante, per la maggior parte dei fotografi impegnati

o più o meno tecnicamente organizzati, è stato documentare, raccontare e condividere, a scapito anche del vivere

la situazione. Una frenesia del click tutta contemporanea, come la mostra, a raccogliere in un sunto visivo il tutto

le opere, le persone e i personaggi. Nella somma più che nella differenza.

Melina Scalise