Claudio Bellavista

Lio Sottile (Contemporaneo - Messina) - Linear city one - 2015

 

Perché nessuno pensa di ripristinare la "rendita perpetua"?

di Claudio Bellavita

Per più di 100 anni gran parte del debito pubblico della Francia e dell’Inghilterra, e poi di quasi tutti gli stati europei, a partire dalle guerre napoleoniche, era consolidato in rendita, sotto forma di iscrizione nel “Gran Libro del Debito Pubblico”: il risparmiatore sottoscriveva un “Monte”, e lo stato si impegnava per sempre a versargli un interesse, in genere del 3,50%: per la povera Italietta era del 5%, ma Giolitti riuscì a convertirlo al 3,5% senza che venissero richiesti dei rimborsi. Chi aveva bisogno di utilizzare il capitale, andava in borsa e vendeva tutto o parte del suo “Monte”, poteva prendere qualcosa di meno o qualcosa di più.

La famosa via Montenapoleone di Milano deriva il suo nome dal fatto che lì c’era l’amministrazione del debito pubblico del regno napoleonico d’Italia, e i redditieri che incassavano le loro cedole erano propensi a spendere subito qualcosa...

In quei tempi beati c’erano pochi economisti, che facevano della filosofia e non delle inestricabili, e in genere sbagliate, formulette matematiche: nessuno si agitava se il debito pubblico era superiore al PIL, che peraltro nessuno sapeva cosa fosse e si preoccupava di misurare (anche adesso, peraltro, “del PIL non c’è certezza”, ci sono tante formule quante per il ragù): eppure è stato un secolo di ingentissimi investimenti pubblici e purtroppo di ancora più ingenti spese militari.

Adesso invece siamo ossessionati dal fatto che la sacra Trimurti ha ordinato che lo Stato italiano dovrà cominciare a restituire una parte del debito pubblico ogni anno: siccome non sappiamo proprio dove prendere i soldi, cerchiamo di rinviare l’inizio di questa restituzione a quando riprenderà l’inflazione, e quindi il debito diminuirà da solo, fregando i risparmiatori.

Non so in Italia, ma in USA ci sono obbligazioni private a 30 anni, e i maghi di Wall Street inventano formule per poterne quotare e vendere gli interessi separatamente dal capitale.

Possibile che nessuno provi a vedere se ci sono dei risparmiatori che preferiscono una rendita perpetua del 2,5%-3% a uno 0,75% su dei titoli a scadenza? Almeno provare, in un mercato finanziario mondiale dove in USA le hanno provate tutte per fregare banche e risparmiatori europei.

A meno che ci sia un “general consent” per non toccare certi argomenti (uno è questo, l’altro è quanto vale la Deutsche Bank...) per non essere dichiarati eretici e sovversivi e essere esclusi dalle università e delle banche centrali. Gli eretici, è bene ricordare, nel medioevo erano condannati alla pena più lunga e dolorosa, essere messi in un rogo a fuoco lento: adesso come combustibile si potrebbero usare i lei rumeni, che si stanno avvicinando al valore dei marchi tedeschi durante la grande inflazione… e  anche di questo si parla poco.

 

Claudio Bellavista
Claudio Bellavita

Claudio Bellavita

Laureato in economia, già dirigente Stet-Telecom e amministratore Istituto bancario S.Paolo, in pensione si è dedicato agli studi storici e alla politica locale. Consigliere della circoscrizione 1 centro-crocetta, vi ha istituito l’Ecomuseo e ha redatto una “passeggiata nel centro storico” reperibile sul sito della circoscrizione, cliccare “passeggiata” in alto a destra.
Ha pubblicato su Amazon “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” , un e-book completo ma scorrevole di quel che è successo di importante e perchè. Adottato in diverse scuole in Italia e all’estero e segnalato per cultura generale in alcuni master tecnologici.
Per le prossima amministrazione comunale propone una “conferenza generale sul riuso degli immobili vuoti”, preceduta da un approfondito censimento e aperta a tutti gli operatori e alle autorità decisionali.
In collaborazione con storici dell’arte, sta preparando una pubblicazione su “storia e arte delle abbazie piemontesi”
Nel “gruppo di Volpedo”, federazione di associazioni culturali di origine socialista del Nord-ovest, si occupa di problemi europei.